Il primo post del blog di Ottica OOPS! è un’intervista a Valerio Torto che racconta come è nato il suo amore per l’ottica e come è arrivato a creare Ottica OOPS!.

Valerio e l’ottica, quando è nato tutto?

Nel 1976 avevo 14 anni. A giugno, alla fine del primo anno di ragioneria, sono stato rimandato di diverse materie. Anziché lasciarmi il più tempo possibile per studiare, mio papà ha deciso che dovevo anche essere punito. Così quando ha scoperto che l’ottico del paese era in cerca di un giovane che lavorasse in negozio, mio papà non ci ha pensato due volte e ha deciso che per i prossimi tre mesi avrei lavorato lì. Quello è stato il mio primo contatto con il mondo degli occhiali.

Insomma, non era proprio una punizione?

Direi di no, anzi. Molti amori nascono per caso ed è quello che è successo a me. Al termine dei tre mesi, quando è stato il momento di tornare a scuola per gli esami di riparazione le mie prospettive erano un po’ cambiate. In quel momento ho capito che fare l’ottico sarebbe stato il mio lavoro, così sono andato dai miei e gli ho comunicato che non avevo più intenzione di continuare a studiare.

Come l’hanno presa?

In quegli anni avere un titolo di studio non era importante come oggi e il lavoro era facile da trovare. Certo non era così facile trovare un lavoro che al tempo stesso fosse anche una passione. Comunque mi hanno lasciato libero di scegliere, probabilmente hanno capito che avevo trovato davvero la mia strada.

Dopo quei tre mesi di prova, che hai fatto?

Per quattro anni ho lavorato in quello stesso negozio Salmoiraghi & Viganò in cui tutto ha avuto inizio. Nel 1980 però ho capito che era il momento di fare le cose ancora più sul serio. Era il momento di specializzarmi, quindi studiare. Prima ho provato con una scuola serale a Torino, ma il ritmo era insostenibile tra studio, viaggi e lavoro. La soluzione è stata iscrivermi alla scuola per ottici di Perugia, che aveva i corsi durante il weekend. In settimana lavoravo e il sabato e la domenica scendevo in Umbria per studiare.

Immagino che questa volta sia andata meglio rispetto all’esperienza di ragioneria.

Questa volta non sono più stato rimandato [ride]. C’era la passione e quando devi studiare qualcosa che ti piace è tutto più semplice. Ho ottenuto il diploma di ottico in un anno.

Ottenuto il diploma, come è andata?

Salmoiraghi & Viganò ha chiuso il negozio di Bra, ma mi ha tenuto in azienda. Ho lavorato per qualche anno ad Alba, poi ho iniziato a girare per il Nord d’Italia. Qualche mese a Torino, qualche mese a Modena e così via nei vari centri che aprivano. Ho fatto questa vita da viaggiatore per tutti gli anni ’80, poi sono tornato ad Alba a inizio anni ’90 dove sono rimasto fino a una decina di anni fa.

E poi?

Poi ho capito che la vita da dipendente iniziava a starmi stretta. Era il momento di creare qualcosa di personale. Mi sono consultato con mia moglie Elena che mi ha appoggiato fin da subito. Sono uscito in ottimi rapporti da Salmoiraghi & Viganò e mi sono buttato. Così è nato OOPS!, era il 2007.

Che cos’è OOPS!?

Un negozio a conduzione famigliare che si vuole distinguere dai negozi a conduzione famigliare. Ho avuto l’impressione che il mondo dell’ottica artigianale fosse in mano a persone con idee molto conservatrici e tradizionaliste. Un mondo in cui il mero aspetto commerciale era predominante. Ma l’eyewear ormai è uno dei pilastri del mondo della moda. E come la moda anche il mondo dell’ottica si evolve molto velocemente. Quindi è inutile cercare di rimanere ancorati al passato. Io voglio dare a OOPS! un’impronta moderna e frizzante. OOPS! deve sapersi adattare alle novità, essere al passo con i tempi.

Ma il nome?

Pensavo a un logo che richiamasse in sé il simbolo degli occhiali. Anche in questo caso la sorte ha fatto la sua parte. Un giorni in giro per Alba ho sentito una persona esclamare ops! che ha a che fare con lo stupore, con la sorpresa. Allo stesso tempo le due ricordano gli occhiali, mentre PS può voler dire tante cose, dal più banale Piazza San Paolo a quello che vogliono i clienti per stupireper sorridere. Il significato deve cambiare con il tempo.